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15 Dicembre 2006  |  vai all'archivio

Cattolici e politica: liberi o dispersi?

Scomparsa la Democrazia Cristiana, eclissatosi il Partito Comunista, i cattolici in politica si sono spalmati lungo tutto l’arco costituzionale, con qualche prevalenza verso il centro. Finalmente sono liberi di votare per il partito che vogliono… o sono soltanto drammaticamente dispersi? Ha ragione chi guarda con soddisfazione la frammentazione dell’appartenenza politica dei cattolici, oppure chi dice che, dopo la stagione dei i cattoliberali, dei cattocomunisti, dei cattoambientalisti… oggi ci troviamo di fronte soltanto a cattoconfusi?

Ho una convinzione: se pensare, nell’attuale situazione italiana, ad un ‘partito dei cattolici’, come è stato per anni la Dc, non è realistico, è anche vero che in una larga parte del mondo cattolico che reputa la politica un cosa seria cresce sempre di più la nostalgia verso un’appartenenza e un’identità che si esprima in modo più unitario anche in politica. Insomma, ci sono molti cattolici che sperano di non dover morire votando a tutti i costi o per uno o per l’altro degli attuali poli. perché si riconoscono lontanissimi dalle posizioni di alcuni partiti che fanno parte sia della coalizione del centrodestra che di quella del centrosinistra. Non si tratta, infatti, scegliendo l’una o l’altra coalizione, di scegliere soltanto strumenti politici differenti per incidere sull’economia della nazione o sulle sue istituzioni. C’è un’etica… ci sono visioni del mondo e dell’uomo in entrambi gli schieramenti lontanissime da quella cristiana, che si riflettono sulle decisioni della politica e le condizionano.

Al recente convegno di Verona si sono visti laici cristiani maturi, convinti di possedere risorse di senso capaci di alimentare un’idea alta di convivenza civile. Cattolici che vogliono tornare a far politica, perché vedono il riflusso nel privato come un tradimento dell’ideale cristiano.

Ci può essere un’impegno unitario di questi cattolici in politica? Certo che sì, ed è proprio la questione antropologica: i valori della vita e la visione della persona. Occorre ricostruire un’appartenenza ecclesiale che non sia solo liturgica o pastorale nel senso intraecclesiale, ma si realizzi anche nella proposta dei valori traducendosi in alcuni fini concreti da raggiungere nell’ambito politico. I laici cristiani impegnati in politica dovranno cioè individuare i modi e le strategie per affermare quei valori e realizzare in modo unitario quei fini concreti nell’azione politica.

Questo non significa la rinascita di un partito cattolico. Tuttavia è sbagliato considerate un tabù l’attuale bipolarismo, che non riflette affatto la collocazione culturale e politica degli italiani. Il bipolarisomo d’oggi non è un dogma: chi cerca strade diverse non è un nostalgico o uno che di politica non capisce nulla. I molti delusi dell’uno e dell’altro polo devono poter esprimere le proprie posizioni creando, se lo ritengono opportuno e se ne avranno la forza, nuove aggregazioni politiche.


Sandro Vigani                                  


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29 Dicembre 2006 - 16:36 - I Cattolici devono essere liberi!
I Cattolici devono essere liberi di votare chi vogliono, individuando nelle singole persone quelle più vicine ai propri ideali, anche di cattolico. Per questo sarebbe bene che venisse modificata l'attuale legge elettorale, uno scippo di democrazia, che non consente le preferenze. Sono molto d'accordo sui "cattolici che vogliono tornare a far politica, perché vedono il riflusso nel privato come un tradimento dell’ideale cristiano". Il "businnes" non è cosa da cristiani!
[Sergio Piovesan]


29 Dicembre 2006 - 14:42 - Dispersi
Noi cattolici a delle volte ci perdiamo il perchè non temiamo conto che Dio e un padre guida per arrivare a lui. Semza di me non potete fare nulla,ma con lui possima avere una guida,conduce alla vita eterna. Paolo Ruzza
[Paolo]


27 Dicembre 2006 - 15:45 - Liberi in mille rivoli
Certamente siamo liberi, ma di fare cosa? Gli schieramenti politici che si frantumano in mille rivoli e poi si ricompattano in due poli, non rappresentano un punto di riferimento del tutto sicuro per un vero cattolico. Il rischio incombente è quello di dover forzatamente scegliere un polo, non un partito; e con tale scelta si pone la propria preferenza in un contenitore dove c'è di tutto. Da una parte minacce di secessione (camuffata da federalismo), dall'altra PACS e quant'altro. Allora siamo dispersi? Certamente ci ritroviamo nei mille rivoli sopra cennati. Ricompattarsi appare, almeno per il momento, un evento la cui maturazione si colloca al di là del breve termine. Oreste Avagliano
[Oreste Avagliano]




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