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13 Gennaio 2007  |  vai all'archivio

"Oggi la chiesa polacca è in forte imbarazzo"

Tra i sacerdoti polacchi ora c'è più di un timore: timore che quanto avvenuto sia motivo di perdita di fiducia da parte dei fedeli. Timore che i più giovani si allontanino dalla Chiesa polacca. Così un sacerdote di Varsavia, da qualche tempo a Venezia per motivi di studio, dipinge il clima che si sta respirando in questi giorni nel suo paese, dopo le dimissioni di mons. Wielgus.

Don Robert Skrzypczak, cognome impronunciabile che in polacco significa violinista, è ospite a Catene, a Marghera, dove dà una mano al parroco e intanto prosegue i suoi studi; già laureato ed insegnante, sta ora svolgendo una tesi a Ca' Foscari, presso Filosofia, sul personalismo italiano.

Ma in questi giorni la sua attenzione è rivolta alla Polonia e alle vicende della sua Chiesa, scossa dalle rivelazioni riguardanti il passato di mons. Wielgus. Don Robert parla con franchezza e non nasconde l'imbarazzo delle gerarchie ecclesiastiche. «E' vero, è una situazione pesante e imbarazzante. E' una dura prova, per il vescovo e per la Chiesa polacca».

Soprattutto perché tutto questo si sarebbe potuto evitare. E al di là del caso personale del vescovo, la cui collaborazione con i servizi segreti è stata prima negata e poi ammessa, ora più in generale si è aperto il capitolo dei rapporti passati tra le gerarchie ecclesiastiche e il regime comunista. Un capitolo che invece andrebbe chiuso, senza scandali ma con franchezza, mediante quella che in polacco si chiama "lustratio", termine di chiara derivazione latina, che si può tradurre in purificazione. Un processo, cioè, di lettura del passato e di ammissione di eventuali responsabilità per poi voltare pagina: «I fedeli, soprattutto i più giovani, chiedono alla Chiesa polacca una purificazione».

C’era un clima di terrore psicologico. Don Robert dipinge quello che era il clima di allora: «In Polonia il comunismo schiacciava le coscienze, produceva terrore psicologico. E' in questa situazione che si è trovato anche il giovane don Stanislaw: voleva studiare all'estero e per ottenere il passaporto gli è stato richiesto di firmare una gran quantità di carte». Tra quelle carte c'era anche la dichiarazione di disponibilità a collaborare con i servizi segreti. Ciò non vuol dire che il sacerdote non sapesse quale impegno andava ad assumersi...

Il problema però, riflette don Robert, è che finora lo "sporco" del comunismo in Polonia non è stato purificato: «Occorre esorcizzarlo, occorre mettere in luce la verità». Occorre la "lustratio", cioè la conoscenza della verità, la verifica e poi la conversione. Perché comunque chi ha sbagliato allora non può rimanere inchiodato a quell'errore per tutta la vita. «Naturalmente nessuno vuole muovere delle accuse o fare un processo. Ma occorre aiutare le persone a confrontarsi con la loro storia, per aiutarle a purificarsi, a chiedere perdono».

Anche perché, ora che la "pentola" è stata scoperchiata, c'è il timore che vengano alla luce altre rivelazioni, che coinvolgano altre persone, altri prelati e che tutto questo assuma più che il tono della "lustratio" il taglio scandalistico delle cronache di certi tabloid.

«La Chiesa polacca rischia molto». «Purtroppo questa è una lezione molto amara - prosegue don Robert - e la Chiesa polacca rischia molto, soprattutto nel rapporto con i fedeli più giovani. Parlo per esperienza, essendo stato per molti anni a servizio della pastorale universitaria: i giovani polacchi, che non hanno conosciuto per esperienza diretta il rapporto con il comunismo, potrebbero essere i primi a perdere fiducia nella Chiesa e a rifugiarsi in una fede individuale o addirittura intiepidirsi nella fede».

Don Robert conclude riprendendo una voce di speranza che si sta diffondendo in questi giorni a Varsavia: «C'è un rimando al IV secolo che ritorna, quando la sede vescovile di Milano era vacante e solo dopo una grande crisi fu indicato Ambrogio, che non era neppure battezzato. Ebbene, ora a Varsavia si spera che venga nominato un vescovo "bambino", giovane, privo del peso della storia, ma solo impegnato in una nuova evangelizzazione».


Serena Spinazzi Lucchesi                                  

Tratto da Gente Veneta , no.2 del 2007



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